Ecco come è nato il mio ultimo romanzo thriller La droga delle vergini

Era quasi un anno fa quando, navigando in rete, mi sono imbattuto in un forum per sole persone brutte, nel quale ci scrivevano persone con un linguaggio enigmatico. In un primo momento, leggere i post di quel forum mi ha stimolato la voglia di scrivere una storia tragico-picaresca, perché solo in questo senso mi sembrava possibile raccontare di persone che si considerano “scarti genetici”, “cro-magnon” e “redpillati”. Ma più leggevo, più trovavo persone libere dalla ortodossia della bellezza a tutti i costi. E a me le persone libere sono sempre piaciute un sacco. Così ho pensato che un thriller, il mio genere prediletto, offrisse l’ambientazione ideale per mettere in scena le esperienze di un uomo brutto, o un pezzo della sua vita.
Lo so, un romanzo può sembrare un modo irriverente per entrare nella vita di un uomo, brutto o bello che sia. Ma è il modo più efficace, anche se a volte spietato, per raccontare le sue inquietudini, svelare i suoi drammi famigliari, mostrare come può opporsi a certi uomini senza scrupoli, come si ribella alla crudeltà di parassiti che abusano di ragazzine innocenti alla ricerca della propria bellezza.
Quando ho iniziato ad abbozzare la struttura del romanzo, le linee narrative si sono imposte da sole. Spontaneamente. Allora mi sono limitato ad assecondare, come faccio sempre, il flusso creativo e, in pochi giorni, ha preso forma la storia di Mario. Sì, perché anche Mario detto il Sorcio ha una figlia adolescente, Ginevra, che, anche lei come il padre, sembra un “sorcio”, con un leggero sovrappeso.
Come tutte le ragazzine anche sua figlia vorrebbe dimagrire, diventare bella ed essere amata. Ma finisce nel beauty center sbagliato e il sogno della bellezza si trasforma nell’incubo dell’anoressia. Adesso la piccola Ginevra non ha più la forza di alzarsi dal letto. La “topolina” di papà sta morendo e Mario non sa come salvarla.
Sua moglie Assunta, invece, ha fatto delle ricerche su internet, ha letto brutte cose su quel beauty center, cose che potrebbero cambiare tutto. Ha trovato un comitato creato da persone che si battono contro il titolare di quel beauty center maledetto, un uomo che sembra un “intoccabile bastardo”.
Disperato, Mario non ascolta Assunta, non riesce a credere che sia possibile salvare sua figlia, anzi si sente in colpa per aver trasmesso alla figlia la sua “sorcitudine”. E poi dovrebbe affrontare il mondo della bellezza, un territorio per lui incomprensibile e regolato da distorsioni cognitive, droghe sintetiche, creme miracolose, cinismo, crudeltà…
Ma tutto cambia quando comprenderà che la sua bambina sta morendo per anoressia indotta, indotta da qualcuno che appartiene a quel mondo così lontano da lui: il mondo della bellezza. Lui non ha mai abbandonato il suo rassicurante piccolo mondo sotterraneo, scandito da un lavoro notturno e da routine inconsistenti. Non ha mai neppure affrontato degli spacciatori, dei folli ipnotisti o quei certi sadici assassini che sfruttano il culto della cosmesi come parassiti sanguinari. Eppure sua figlia sta morendo.
Quella delle persone brutte resta una realtà sommersa, poco raccontata, alla quale mi sono avvicino con rispetto sincero. E con lo stesso rispetto ne ho scritto. Mario è un abitatore di quella realtà e “La droga delle vergini” ne è un frammento che merita di essere raccontato.