Il falso erede

Subito dopo la mia noiosa laurea in economia, volevo fare esperienze lavorative di qualsiasi genere. Per questo accettai quel lavoro da inserviente all’Harbor Hotel di Boston. E una mattina, nel rifare la suite imperiale, trovai la lettera che l’ultimo ospite aveva scritto prima di suicidarsi. Il cliente l’aveva strappata e gettata nel cestino sotto la scrivania. Senza immaginare cosa ci fosse scritto, recuperai tutti i pezzi, li accostai sul ripiano e usai il nastro adesivo per ricomporla fino a renderla leggibile. La conservo così, ancora oggi. La rileggo per dovere di onestà, riportandone ogni parola, in questa mia ultima confessione.

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