Il lato oscuro della forza del pensiero

Esiste un lato oscuro della forza del pensiero, una forza negativa in grado di danneggiare noi stessi e gli altri, lasciandoci convinti di aver compiuto il nostro dovere e di aver agito per il bene. Uno degli aspetti con il quale si esprime questa forza, oscura e inconsapevole, è quello privativo. Privarsi della felicità, della serenità, di capacità, dei meriti, del benessere o degli affetti, può voler significare che la forza oscura sta agendo in noi, condizionando negativamente la nostra personalità e la nostra vita. Come possiamo difenderci dal lato oscuro di questa forza?
La forza oscura non possiede una intelligenza propria, non è in grado di costruire delle strategie. Il suo potere si attiva in modo spontaneo quando un certo schema, un certo modello registrato nel passato, riceve delle minacce.
Sin dai primi giorni di vita la mente umana attiva un suo sistema di registrazione e di apprendimento, e questa registrazione sarà più profonda e indelebile se avviene nella prima infanzia, quando siamo privi dei meccanismi di difesa; meccanismi che, per fortuna, si svilupperanno in seguito, con la maturità e l’età adulta.
Ma il lato oscuro della forza del pensiero agisce su credenze errate, registrate come credenze giuste durante l’innocenza della nostra infanzia. In genere il processo di maturità dissolve gran parte di queste errate credenze, e una sana crescita rimette in equilibrio ciò che si ritiene giusto e ciò che si ritiene sbagliato. Ma non tutti sono così fortunati da crescere in un ambiente sano. O non tutti gli episodi della nostra infanzia sono raggiungibili in pieno dalla memoria e gestibili senza condizionamenti.
Allora è necessario, in età adulta, domandarci se in noi agiscano delle forze oscure che ci istigano a farci del male, che ci fanno costruire progetti fallimentari, che ci spingono nei vicoli ciechi di rapporti affettivi dolorosi, e, qualche volta, a renderci la vita difficile, non amabile, insopportabile.
Senza nessuna di queste forze oscure saremmo liberi di vivere al meglio la nostra vita, la nostra sana volontà, riuscendo a godere la piena fiducia in noi stessi, e creare il mondo che vogliamo. Ma per liberarci dalle forze oscure occorre rimuovere schemi e modelli che assorbono forze mentali importanti e positive, le distolgono dal vivere quotidiano e le dirottano a favore del lato oscuro.
Ma se i fautori delle nostre privazioni abitano in noi, come possiamo sfrattarli, cacciarli, espellerli? Penetrando in noi ed esplorando la nostra oscurità.
Uno degli strumenti più efficaci per fare questo delicato lavoro interiore è la meditazione. Ma anche questo strumento di chirurgia interiore è sottoposto ad un periodo di apprendimento; la meditazione non si può improvvisare, perché approcciandola senza nessuna preparazione si rischia di renderla inefficace, o di arricchire con un altro insuccesso la forza oscura del pensiero. È per difendersi da questi nemici interiori che l’uomo, nei secoli, è stato capace di inventare grandi strategie. La meditazione è un’arma efficace e pulita, concepita dai maestri orientali millenni orsono.
Per tentare solo di rallentare questo flusso oscuro del pensiero occorre una concentrazione non comune, ma la pacificazione mentale che ne risulterà vi ripagherà di ogni sforzo.
Quando sarete consapevoli che il flusso si sta indebolendo, accadrà in voi una cosa meravigliosa: il sorgere dell’autocoscienza. L’autocoscienza è l’opposto del lato oscuro. È una dote che tutti possediamo, è legata alla nostra vera identità interiore, è priva di condizionamenti, è senza falsi schemi, è senza autolesionismi. Si tratta di un modo di essere che si trova molto in profondità, non gestibile dalla mente razionale, e che affiora solo per assecondare un libero e non coercitivo processo di intuizione. L’intuizione infatti, è una conoscenza immediata che prende forma in noi senza l’aiuto del ragionamento e senza motivazioni apparenti. In questi momenti si manifestano conoscenze intuitive, soluzioni fulminee, colpi di genio, visioni trascendenti e così via.
Questa conoscenza intuitiva affascina maestri e filosofi da sempre, Platone la definì “conoscenza intellettiva”, Krishnamurti “intelligenza della percezione”, Aristotele “intuizione intellettuale”, Aurobindo “intelligenza supermentale”. Nelle riflessioni di ambito cristiano conoscenza intuitiva vuol dire dare ascolto alla voce divina dentro di sé e, nella meditazione buddista, lo strumento che conduce alla vera natura dell’io e al nirvana. Ma Socrate prima di altri la definì autocoscienza, per questo amava citare l’iscrizione dell’oracolo di Delfi “Conosci te stesso”.
L’autocoscienza è una condizione non comune, ma al tempo stesso è parte integrante di quelle facoltà superiori di ogni essere umano. Per ora, giunti a questo punto dell’evoluzione umana, solo in particolari condizioni di pacificazione mentale, è possibile raggiungerla e goderne gli immensi benefici. La meditazione è la sintesi ideale per il raggiungimento dell’autocoscienza. Inoltre, spurgata com’è da ogni riferimento fideistico, è adatta a tutti, non pone barriere filosofiche né religiose. Occorre solo mettersi in gioco e provare, calarsi dentro di sé, pacificare la propria mente, abbandonare le zavorre delle vecchie concezioni del mondo, e rinascere a se stessi.

 

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