Penso ai coltelli

Mi svegliano gli strilli in cucina. Scendo dal letto e percorro tutto il corridoio. Arrivo in cucina e vedo tre cattivi con i cappelli in testa. Papà è seduto con il mento basso e mamma sta appoggiata al muro con la faccia arrabbiata. Mi gratto gli occhi coi pugni, entro in cucina e i tre cattivi si fermano. Da sopra al lavandino prendo il mio orsetto e lo poso sulla sedia, faccio forza e spalanco la porta del frigo, tiro fuori il latte e ci riempio l’orsetto. Alzo la testa per bere e vedo sul tavolo un vaso disegnato sporco di terra. Riconosco uno dei tesori di papà. Il cattivo più grosso mi toglie l’orsetto dalle mani, lo butta nel lavandino e rimette il latte in frigo.
«Adesso levati dalle palle.» Mi spinge verso il corridoio.
Papà dice sempre che non devo avere paura dei cattivi. E anche se sono piccolo ho capito che papà è il cacciatore di tesori più coraggioso del mondo.
Resto nel corridoio, ma da lì riesco a vedere anche meglio. Capisco che i cattivi vogliono sapere da papà dove è il tesoro dei vasi, sennò lo portano via con loro. Vogliono fargli paura, ma lui tanto è forte. Quello grosso gli tira i capelli e gli strilla sulla faccia. Papà resta zitto, guarda verso il corridoio, guarda dalla mia parte. Mi guarda e fa ciao con la mano. Capisco che mi saluta perché tra poco i cattivi se lo portano via. Allora mi arrabbio con papà e voglio strillare. Voglio ammazzarlo e penso ai coltelli nel cassetto. Penso di prendere il più lungo e buttarmi addosso a lui. Però ci sono i cattivi, sono tanti e sono grandi.
Adesso mamma strilla e piange, ma per finta. Lo so che piange per finta perché mamma quando piange per davvero si siede da qualche parte e lacrima zitta. Qualche volta mi prende in braccio e piange così. Invece adesso strilla e si lagna addosso a uno dei cattivi che la tiene.
Papà guarda il cattivo grosso e ride. Ma anche papà ride per finta. Allora mi sembra che tutti fanno finta come in televisione che poi la spegni e tutto torna vero. Invece il cattivo grosso tira fuori dei cerchi di ferro, spinge papà sul tavolo e gli gira le braccia dietro.
«Gaetano!» Mamma strilla verso papà.
Lo so che papà si chiama Gaetano, ma sembra che mamma strilla a un altro.
Il grosso fa alzare papà e gli altri due tengono mamma. Fanno cadere una sedia e danno una botta al tavolo. Vedo il vaso che rotola e quando sbatte per terra fa un rumore che sembra fatto con la bocca. Allora tutti si girano a guardare il vaso rotto. Il grosso diventa piccolo, indica i pezzi per terra e strilla le preghiere.
Io guardo senza capire, però mi sembra un momento da ridere e lì, nascosto nel corridoio, sto con le mani sulla bocca e la ridarella pronta. Ma è mamma che scoppia a ridere prima di tutti. E ride per davvero. Col dito punta i pezzi per terra e ride forte. Allora anche io rido.
Papà guarda il cattivo grosso e dice: «Hai rotto un vaso etrusco da cinque milioni!» E ride con le braccia dietro.
Il grosso strilla e gli altri due si abbassano a prendere i pezzi del vaso, li mettono dentro i loro cappelli con la fiamma rovesciata. Allora diventa proprio come quando la televisione ci fa ridere tutti. Mamma abbraccia papà e io vado da loro, li abbraccio alle gambe e ci rido insieme.
Il grosso è tanto arrabbiato, sposta il tavolo e viene da noi, ci strappa papà e se lo porta via. Gli altri due cattivi prendono gli ultimi pezzi del vaso, escono e lasciano la porta di casa aperta. Non li vedo più, sto tra le gambe di mamma e non li sento più. I cattivi sono andati tutti via e si sono presi papà.
Mamma si siede, mi mette sulle sue gambe, mi bacia la testa. Mi tiene sul petto, mi lacrima tra i capelli. Mi sento caldo su di lei, mi faccio morbido, gli stringo il vestito. La vecchia che abita davanti a noi viene sulla porta, ci guarda zitta, entra. Chiude la porta, mette dritta la sedia, sposta il tavolo. Prende la macchinetta, prepara il caffè. Mamma trema, canta con la gola, dondola piano. Io mi succhio il dito, chiudo gli occhi e penso ai coltelli.


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